di Anna Longanella
Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore della mammella, un’occasione importante per sensibilizzare le donne sull’importanza della diagnosi precoce, dei controlli periodici e della conoscenza dei propri fattori di rischio.
Il tumore al seno rappresenta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile. Fortunatamente, la diagnosi precoce e i progressi nelle terapie hanno contribuito in modo significativo a migliorare le possibilità di cura.

La prevenzione inizia dai controlli
La prevenzione del tumore della mammella non consiste in un unico esame, ma in un percorso che deve essere personalizzato in base all’età, alla storia familiare, ai fattori di rischio e alle indicazioni del medico.
In Italia, il programma organizzato di screening mammografico del Servizio Sanitario Nazionale è rivolto generalmente alle donne tra 50 e 69 anni, con mammografia ogni due anni. Alcune Regioni hanno esteso l’offerta anche ad altre fasce di età.
La mammografia rappresenta quindi il principale esame dello screening nella popolazione generale. L’ecografia mammaria può essere indicata dal medico in determinate situazioni, ad esempio come approfondimento diagnostico o in presenza di particolari caratteristiche del tessuto mammario.
È importante ricordare che gli esami del sangue non sostituiscono la mammografia e gli altri controlli senologici previsti.
Quali analisi del sangue possono essere utili?
Gli esami di laboratorio possono contribuire alla valutazione generale dello stato di salute e possono essere prescritti dal medico all’interno di un percorso diagnostico o di monitoraggio personalizzato.
A seconda delle esigenze individuali, il medico può richiedere, ad esempio:
- emocromo;
- funzionalità epatica e renale;
- glicemia e metabolismo;
- assetto lipidico;
- eventuali dosaggi ormonali;
- altri esami ematochimici sulla base della situazione clinica.
E i marcatori tumorali?
È importante fare chiarezza: i marcatori tumorali, come CA 15-3 e CEA, non sono test di screening per diagnosticare precocemente il tumore al seno nelle donne asintomatiche.
Il loro utilizzo deve essere valutato dal medico nel contesto clinico appropriato e non deve sostituire la mammografia o gli altri accertamenti indicati dallo specialista.
Tumore al seno e familiarità: quando entrano in gioco i test genetici?
Una particolare attenzione deve essere riservata alle donne che presentano una storia familiare significativa di tumore della mammella o dell’ovaio, soprattutto quando le diagnosi riguardano più familiari, sono avvenute in giovane età o si associano ad altri elementi che possono far sospettare una predisposizione ereditaria.
Una quota dei tumori mammari è infatti associata a fattori genetici ereditari. Tra i geni più conosciuti ci sono BRCA1 e BRCA2.
In presenza di caratteristiche personali o familiari suggestive, il medico può proporre un counselling genetico, durante il quale viene valutata la storia familiare e personale e, quando indicato, l’opportunità di effettuare un test genetico.
Test BRCA1 e BRCA2: cosa sono?
Il test genetico BRCA ricerca specifiche varianti genetiche nei geni BRCA1 e BRCA2 che possono essere associate a un aumento del rischio di sviluppare alcuni tumori, tra cui quelli della mammella e dell’ovaio.
Un eventuale risultato positivo non significa che una persona svilupperà necessariamente un tumore, ma può indicare una predisposizione ereditaria e permettere, sotto la guida di specialisti, di programmare un percorso di sorveglianza e prevenzione più personalizzato.
È quindi fondamentale che il test genetico non venga interpretato come un semplice esame di laboratorio da eseguire indiscriminatamente, ma sia inserito in un percorso clinico appropriato.
Perché conoscere il proprio rischio genetico può essere importante?
Identificare una predisposizione ereditaria può consentire, nei casi indicati, di adottare strategie di sorveglianza più mirate e di coinvolgere anche i familiari che potrebbero essere interessati.
Le raccomandazioni delle società scientifiche italiane sottolineano l’importanza di individuare le persone che possono beneficiare del counselling e del test BRCA, sia nell’ambito della gestione delle pazienti con carcinoma mammario sia nella valutazione dei familiari ad alto rischio.
Prevenzione significa anche stile di vita
Accanto agli screening e ai controlli medici, anche lo stile di vita può contribuire alla prevenzione.
Mantenere un peso corporeo adeguato, praticare regolarmente attività fisica, non fumare, limitare il consumo di alcol e seguire un’alimentazione equilibrata sono comportamenti che possono contribuire a ridurre il rischio di diverse patologie, compreso il tumore della mammella.
L’autopalpazione può aiutare a conoscere il proprio seno e a riconoscere eventuali cambiamenti, ma non sostituisce lo screening mammografico né la valutazione medica.
Ottobre Rosa: un mese per ricordare l’importanza della prevenzione
Ottobre Rosa rappresenta un’importante occasione per ricordare a tutte le donne che prendersi cura della propria salute significa anche non rimandare i controlli.
Non esiste un unico percorso di prevenzione valido per tutte: età, familiarità, storia clinica e fattori di rischio possono modificare le indicazioni.
Parlane con il tuo medico e segui il percorso di screening più adatto a te.
Laboratorio Analisi Cliniche Minerva
Il Laboratorio Analisi Cliniche Minerva promuove una cultura della prevenzione e della consapevolezza, mettendo professionalità e attenzione al servizio della salute.
🎀 Ottobre Rosa: la prevenzione è un gesto d’amore verso te stessa.
Non aspettare un sintomo per prenderti cura della tua salute.