Difterite: perché parlarne oggi e perché la vaccinazione resta fondamentale

di Anna Longanella

Una malattia che sembrava appartenere al passato, ma che continua a rappresentare una minaccia quando la copertura vaccinale si riduce.

La difterite è una malattia infettiva acuta potenzialmente grave, causata principalmente da ceppi di Corynebacterium diphtheriae capaci di produrre una potente tossina.

Grazie alla vaccinazione, in Italia la difterite è diventata una malattia rara. Tuttavia, non è stata eradicata: casi sporadici possono ancora verificarsi anche in Europa e la malattia continua a essere presente in diverse aree del mondo. Per questo motivo mantenere elevate coperture vaccinali rimane essenziale.

Che cos’è la difterite?

La difterite colpisce soprattutto le vie respiratorie superiori e può interessare faringe, laringe, trachea e naso.

La trasmissione avviene principalmente attraverso le goccioline respiratorie emesse con tosse e starnuti o attraverso il contatto diretto con persone infette e, in alcuni casi, con lesioni cutanee.

La forma respiratoria può provocare mal di gola, febbre, difficoltà nella deglutizione e nella respirazione. Una caratteristica della malattia è la possibile formazione di una pseudomembrana a livello della gola, che può ostacolare le vie respiratorie.

La gravità della difterite è legata soprattutto alla tossina prodotta dal batterio, che può diffondersi nell’organismo e provocare complicanze importanti, tra cui danni cardiaci e neurologici.

Perché se ne parla ancora nel 2026?

La domanda è comprensibile: se la difterite è così rara in Italia, perché preoccuparsene?

Perché la riduzione della circolazione della malattia è proprio il risultato della vaccinazione.

Quando una popolazione mantiene un’elevata copertura vaccinale, il batterio incontra molte più difficoltà nel trovare persone suscettibili. Al contrario, quando aumenta il numero di persone non vaccinate o non adeguatamente protette, aumenta la possibilità che la malattia possa ricomparire.

Il Ministero della Salute ricorda che ogni anno vengono segnalati casi sporadici di difterite in Europa, compresa l’Italia. La malattia rimane inoltre endemica in alcune aree del mondo.

Questo è particolarmente importante in un mondo caratterizzato da viaggi internazionali e continui spostamenti di persone.

La vaccinazione: la principale arma di prevenzione

La vaccinazione antidifterica utilizza una anatossina, cioè la tossina difterica resa non tossica ma ancora capace di stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi protettivi.

Il vaccino contro la difterite viene normalmente somministrato insieme ad altri vaccini.

Nei bambini, la componente antidifterica è generalmente contenuta nel vaccino esavalente, che protegge contemporaneamente contro:

  • difterite;
  • tetano;
  • pertosse;
  • poliomielite;
  • epatite B;
  • Haemophilus influenzae tipo b.

Secondo le indicazioni attualmente riportate dal Ministero della Salute, il ciclo di base prevede tre dosi nel primo anno di vita, seguite da richiami nell’infanzia e nell’adolescenza.

E dopo l’infanzia?

La protezione vaccinale non dovrebbe essere considerata esclusivamente un tema pediatrico.

Con il passare degli anni la protezione immunitaria può diminuire e per questo sono previsti richiami.

La vaccinazione contro difterite, tetano e pertosse viene infatti utilizzata anche nell’adulto, con richiami periodici secondo le indicazioni del calendario vaccinale e della situazione individuale.

Il Ministero della Salute indica, una volta completato il ciclo vaccinale, la necessità di mantenere una buona protezione attraverso richiami periodici, generalmente ogni 10 anni.

Per chi non ricorda quali vaccinazioni abbia effettuato o non sia sicuro di aver completato il ciclo, è opportuno rivolgersi al proprio medico o ai servizi vaccinali territoriali per verificare la propria situazione.

La difterite può essere curata?

Sì, ma è fondamentale riconoscerla e intervenire rapidamente.

In caso di malattia, il trattamento prevede interventi specifici, tra cui antibiotici e antitossina, oltre all’isolamento del paziente per limitare la trasmissione.

La difterite, però, può diventare rapidamente grave. Per questo la prevenzione attraverso la vaccinazione è molto più importante dell’affidarsi alla possibilità di curare la malattia dopo che si è manifestata.

Vaccinarsi significa proteggere anche gli altri

La vaccinazione non rappresenta soltanto una scelta individuale.

Mantenere elevate coperture vaccinali significa contribuire a proteggere anche le persone che, per specifiche condizioni cliniche, non possono essere vaccinate o che non hanno ancora completato il proprio percorso vaccinale.

È uno dei principi fondamentali della prevenzione: evitare che una malattia prevenibile possa tornare a circolare.

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano quanto i programmi vaccinali abbiano contribuito nel tempo alla drastica riduzione delle malattie prevenibili in Italia.

Un messaggio importante per le famiglie

La difterite può sembrare una malattia appartenente a un’altra epoca. Ed è proprio questo uno dei successi più importanti della vaccinazione.

Ma una malattia rara non significa necessariamente una malattia scomparsa.

La prevenzione funziona quando continuiamo a utilizzarla.

Controllare il proprio stato vaccinale, verificare quello dei propri figli e rispettare i richiami raccomandati rappresentano semplici azioni che possono contribuire a mantenere sotto controllo una malattia potenzialmente grave.

La prevenzione parte dalla consapevolezza

Informarsi su vaccini e malattie infettive attraverso fonti scientifiche affidabili è il primo passo per prendere decisioni consapevoli.

La vaccinazione contro la difterite rappresenta uno degli strumenti più efficaci che abbiamo per prevenire una malattia potenzialmente grave.

Per informazioni personalizzate sul proprio stato vaccinale e sulle vaccinazioni da effettuare, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico, al pediatra o ai servizi vaccinali della propria ASL.


Fonti: Ministero della Salute – Istituto Superiore di Sanità (ISS/EpiCentro).

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non sostituisce il parere del medico o del personale sanitario.

Pubblicato da Dott.ssa Anna Longanella

Responsabile rete di laboratori Diagnostica Clinica

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