Come individuare il Gruppo Sanguigno!

Il gruppo sanguigno è una delle numerose caratteristiche di un individuo come, ad esempio, il colore degli occhi e dei capelli; esso è determinato geneticamente ed ereditato da entrambi i genitori.

Il sangue

La classificazione dei gruppi sanguigni avviene sulla base di particolari molecole, denominate antigeni, presenti sulla superficie di alcune cellule del sangue, i globuli rossi. Sono stati classificati oltre 700 tipi di antigeni, che possono essere raggruppati in più di 30 sistemi. Di questi, i più noti sono il sistema ABO e il sistema Rh (rhesus).

Il Sistema ABO è composto da quattro gruppi (A, B, AB, O) caratterizzati dalla presenza degli antigeni A e B.

Se su un globulo rosso è presente l’antigene A si ha il gruppo A; se è presente l’antigene B, il gruppo B; se sono presenti entrambi; il gruppo AB. Se nessuno dei due antigeni è presente si ha il gruppo O (gruppo “zero” anche detto “O”, dall’iniziale della parola tedesca “ohne”, che vuol dire “senza”).

Ognuno di questi gruppi sanguigni è suddiviso ulteriormente in due categorie in base alla presenza, o meno, sulla membrana dei globuli rossi di un particolare antigene appartenente al sistema Rh. Il fattore Rh può essere, dunque, positivo (Rh+) o negativo (Rh-).

Esistono anche i cosiddetti “gruppi rari”: una persona viene definita di “gruppo raro” quando il suo assetto antigenico si riscontra al massimo in 1 soggetto ogni 1.000-5.000. In Italia esistono banche di gruppi rari che hanno un registro e una scorta di sangue (congelato) appartenente a questi gruppi.

Definire il gruppo sanguigno di un individuo è molto importante in medicina trasfusionale; è fondamentale, infatti, per assicurare che ci sia compatibilità tra la persona che necessita di una trasfusione ed il sangue che viene trasfuso.

In caso di incompatibilità ABO si possono verificare reazioni potenzialmente mortali. Infatti, una persona con gruppo sanguigno O possiede anticorpi anti-A e anti-B. Di conseguenza, se le viene trasfuso del sangue appartenente ai gruppi A, B, o AB, i suoi anticorpi reagiranno con i globuli rossi trasfusi, distruggendoli.

Analogamente, un individuo Rh- al quale venga trasfuso del sangue Rh+, produrrà anticorpi anti-Rh con il rischio di una grave reazione, soprattutto in caso riceva una successiva trasfusione con sangue Rh+.

L’individuazione del fattore Rh è particolarmente importante durante la gravidanza poiché una madre potrebbe essere incompatibile con il feto. Se la madre è Rh- ma il padre è Rh+, il feto potrebbe essere positivo per l’antigene Rh.

L’organismo della madre potrebbe quindi sviluppare anticorpi contro l’antigene Rh+ che, attraversando la placenta, causerebbero la distruzione delle cellule del sangue del feto, con sviluppo della cosiddetta malattia emolitica feto-neonatale (MEFN). La MEFN raramente si verifica alla prima gravidanza, mentre il rischio aumenta nelle successive gravidanze.

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Pubblicato da Dott. Marco Barone - Social Media Manager

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